Giro di Romandia 2026, solo 15 squadre al via: edizione in tono minore? “Sono le regole UCI – In più, ci sono problemi logistici, vista la partenza del Giro dalla Bulgaria”

Sarà un Giro di Romandia 2026 decisamente selezionato, quello che si disputerà dal 28 aprile al 3 maggio. La gara svizzera, una di quelle storiche per quel che riguarda le corse a tappe di una settimana, vedrà infatti solo 15 squadre alla partenza, per un totale di 105 corridori. Un po’ poco, se si pensa che si parla di una gara del calendario WorldTour e che, giusto per fare un esempio, nella pari-grado Tirreno-Adriatico 2026 di qualche settimana fa di squadre ce n’erano 24 (168 corridori). Gli organizzatori del Giro di Romandia 2026, comunque, non sembrano preoccupati dallo scenario in cui si disputerà la loro gara, a cui hanno rinunciato 4 formazioni della massima divisione, ovvero Lotto-Intermarché, Alpecin-Premier Tech, Uno-X Mobility e persino la Decathlon CMA CGM, ormai una delle squadre più importanti del panorama.

“Ci sono molte corse in quel periodo, anche in diversi Continenti – le parole del direttore di corsa, Richard Chassot, in un’intervista concessa a WielerFlits – Quindi, in una certa misura, capisco le scelte delle squadre. Il fatto che Uno-X e Lotto-Intermarché non è una sorpresa, dato che sono principalmente orientate alle classiche. Per la Decathlon, il discorso è un po’ diverso, dato che sono sempre venuti qui con grandi ambizioni. Li ho contattati e mi hanno spiegato che il problema principale è logistico”.

Chassot riporta che “pochi giorni dopo la nostra corsa c’è il Giro d’Italia, che quest’anno parte dalla Bulgaria. La logistica delle squadre è sotto pressione e, nel caso della Decathlon CMA CGM, la combinazione quest’anno non era possibile. E anche i loro corridori hanno deciso di concentrare le loro energie sul Giro d’Italia, considerando anche il trasferimento aggiuntivo (dalla Bulgaria all’Italia – ndr) che dovranno sostenere”.

La rinuncia al Romandia di queste quattro squadre è consentita dal regolamento UCI, che permette appunto a una singola formazione WorldTour di saltare un appuntamento del massimo calendario nell’arco di una stagione (non si può però rinunciare ai tre Grandi Giri e alle cinque Classiche Monumento). “Capiamo che non sia facile per le squadre gestire tutto il calendario – ancora Chassot, che avrà comunque il piacere di avere in gara Tadej Pogačar, al suo esordio su queste stradeCerto, si potrebbe dire che le formazioni WorldTour dovrebbero dare la priorità alle gare WorldTour e non correre troppo altrove. Ma, se così fosse, molte gare tradizionali smetterebbero di esistere“.

Al Giro di Romandia ci sarà inoltre una sola squadra invitata, la Tudor: non era possibile invitarne qualcuna in più? “Eravamo un po’ a corto di fondi, perché quest’anno abbiamo perso uno sponsor molto importante – racconta Chassot – Poi, se avessi saputo tre mesi fa che quattro WorldTour non venivano, probabilmente qualche WildCard in più l’avremmo mandata. A quel punto, però, era diventato troppo tardi. C’è la Pinarello-Q36.5, che è svizzera e che avremmo voluto avere, ma hanno troppi corridori infortunati e non verranno. Douglas Ryder (il proprietario della squadra – ndr) mi ha chiamato per dirmi che non era una scelta contro la nostra corsa. Non hanno abbastanza corridori e hanno anche il Giro d’Italia da fare”.

Avere meno corridori al via, secondo Chassot, non ha comunque solo lati negativi: “Di base, non è un problema che qualche squadra non venga, anche se quattro, tutte insieme, sono evidentemente tante. Però, in linea di principio, avere un gruppo ridotto non è neanche così negativo: ci sono molte cadute ultimamente e non è sempre necessario avere 200 corridori in gara“.

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